Il caso WhatsApp e Facebook

Quando tutti parlano di privacy …

è dal qualche giorno che grazie a WhatsApp e Facebook, che si scambieranno i dati fra loro,
tutti, ma proprio tutti, vogliono dire la loro opinione sulla privacy.

Si mettono tutti in cattedra, da buoni italiani, e dicono che loro non daranno mai il consenso a WhatsApp per condividere i dati con Facebook, che a loro non piace, che non vogliono ricevere pubblicità, che vogliono la loro privacy!

Sono gli stessi che hanno pubblicato la diffida privacy, senza senso, su Facebook a suo tempo, che alimentano le varie catene privacy e che (forse) credono anche alle scie chimiche!

Sono gli stessi che dichiarano di voler far la rivoluzione se WhatsApp chiede 99 centesimi all’anno come contributo del servizio, che mandano infinite catene per non pagare il servizio e che credono anche che se inviano cento rose rosse virtuali George Clooney oltre a portarvi il caffè si innamorerà di voi. Anche se siete etero e maschi!!!

Ora torniamo seri.

L’utilizzo di WhatsApp e Facebook, e tutti gli altri sistemi gratuiti di comunicazione si basa sui proventi pubblicitari per coprire i costi e guadagnare. Non mi sembra una grande sorpresa, no?

Per questo vi fanno firmare contratti e clausole privacy, che se solo uno le leggesse (chi lo ha fatto tra di noi utenti si contano sulle dita di una mano, quindi oltre a me altri quattro) già saprebbe, che i nostri post, le nostre conversazioni, le nostre ricerche vengono analizzate da dei software per profilarci ed inviarci la pubblicità che più si avvicina ai nostri interessi.

Questa è la storia di una mia amica, la quale sicuramente ci sta leggendo, che qualche mese fa ha rotto il vetro del suo prezioso iPad e sconcertata lo ha comunicato al marito tramite messaggio privato con iMessage, la piattaforma di messaggistica gratuita di Apple, solo qualche minuto dopo gli è apparsa sulla sua pagina Facebook una pubblicità per la sostituzione del vetro dell’iPad.

è rimasta allibita.

Questo è potuto accadere perché, alcuni software hanno profilato il suo bisogno e lo hanno comunicato ai sistemi automatici di pubblicità di Facebook e probabilmente anche di Google.

Attenzione, non è che c’è un nerd che controlla tutte le vostre comunicazioni e legge cosa dite, c’è un programma che intercetta alcune parole chiave, le analizza e crea una profilazione “consumistica” dell’utente.

Molti di voi diranno che è fantascienza! Però succede!

Quindi tutti i dati di WhatsApp verranno comunicati a Facebook, quali i numeri di telefono, i contatti sia di persone che di aziende, in modo da poter profilare meglio gli utenti ed inviare pubblicità personalizzata, consigliare amici ed interagire in altri modi, per renderci sempre più connessi e ben profilati per le campagne marketing!

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Esiste però un modo per bloccare tutto questo. Anzi due.

Il primo è quando arriva su WhatsApp l’avviso con la richiesta privacy, anziché accettare si deve cliccare su leggi e poi rifiutare.

Il secondo, invece, per chi come al solito non legge mai le notifiche ed accetta tutto pur di andare avanti, è quello di andare sulle impostazioni dell’applicazione, poi su Account, ed infine sulla voce Condividi Info Account e togliere la spunta. Ma attenzione abbiamo solo trenta giorni per evitare che i dati vengano trasmessi e condivisi tra WhatsApp e Facebook. Passati i trenta giorni ci sarà la trasmissione. Dopodiché possiamo sempre togliere il consenso ma varrà per i dati futuri e non per quelli già trasmessi.

Ricordiamoci comunque che queste piattaforme che utilizziamo tutti i giorni ed in maniera gratuita vivono sulla pubblicità e che quindi se tutti negassero il consenso potrebbero alla fine anche mettere a pagamento il servizio o addirittura chiudere.

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